Dott. Giacomo Riggio, Medico Veterinario Esperto in comportamento animale (F.N.O.V.I.), Presidente “Vethos – Etologia Clinica Veterinaria”

Ebbene Si! Siamo nel 2020 e c’è ancora gente che va in giro a professare la meraviglia del collare a strozzo. Probabilmente è la stessa gente che nel 2020 concorda sul fatto che il globo terracqueo sia piatto. Tutto ciò risulta preoccupante quando questi individui (gli strangolatori, non i terrapiattisti) sono allo stesso tempo coinvolti in professioni che, per un aspetto o per un altro, dovrebbero tutelare il benessere del cane. Nella mia esperienza non è così raro sentire frasi del tipo: “io con questo cane userei il collare a strozzo”, “il collare a strozzo non gli fa male perché il collo è la parte più forte del cane”, “non è che lo devi impiccare, ma gli dai solo qualche strattone per fargli capire chi comanda”. Fortunatamente molti si sono convertiti all’evidenza scientifica e ad un approccio più empatico, ma “i duri a morire” sono comunque molti più di quanti ne dovrebbero esistere nel XXI secolo. Vale a dire 0.

Tra l’altro queste frasi sono assolutamente poco originali e sono state pronunciate un po’ da tutti dall’invenzione della cinofilia: addestratori, veterinari, toelettatori, salumieri, idraulici, passanti. Ma la frase che più di tutte mi ha spinto a scrivere queste due righe – e che purtroppo è arrivata alle mie orecchie, ormai sanguinanti, più di una volta negli ultimi mesi- è:

il collare a strozzo non strozza”. 

Concetto brillante, devo ammettere!!! Tanto che quando mi è stato spiegato per la prima volta da un “addestratore” che stava tenendo una lezione in un parco nel quale mi trovavo per caso – lezione nella quale mi ero intromesso in maniera del tutto inappropriata, ma obbligata- sono rimasto totalmente basito, senza parole, ammaliato da cotanta acritica sicurezza nelle proprie capacità cognitive e nell’ossimorico dogma professato –nonché, come vedremo a breve, errato

Privo di una qualsivoglia argomentazione valida che potesse mettere a tappeto il mio avversario in questo infuocato e surreale dibattito, mi sono ritrovato solo, costretto ad affrontare la mia disabilità retorica, tremante di rabbia, inginocchiato nel fango sotto la pioggia battente ad inveire contro un’entità superiore onnisciente-nella quale peraltro non credo, ma alla quale sembrerebbe ancora di moda rivolgersi nei momenti di umana incertezza- pregandolo coloritamente, ma umilmente, di dare una risposta al mio “PERCHE’?!!!!! PERCHE’?!!!!!!” (un po’ come Sean Connery ne “Il primo cavaliere”, del quale potete apprezzare l’egregia interpretazione qui sotto).

Come me, Sean Connery è in cerca di risposte a quesiti esistenziali.

Tra l’altro un “perché?!!!” liberamente interpretabile: “Perché in Italia non si usa fare classi di dibattito come in America?!”, “Perché certa gente sceglie di fare un lavoro emotivamente e cognitivamente impegnativo nell’ambito della cinofilia quando avrebbe un futuro assicurato e finanziariamente più appagante come guardiano dell’Isola di Montecristo?!”, “Perché non mi sono portato l’ombrello?”, “Perché ancora non ho scritto un articolo sugli effettivi negativi del collare a strozzo?!!!”.

E quindi eccomi qui. Dopo mesi da quel catartico incontro, sono riuscito a trovare il tempo di spiegarvi brevemente perché non dovremmo usare il collare a strozzo. In un nessun contesto, con nessun cane.

Vorrei iniziare affermando con matematica certezza che il collo NON è la parte più forte del corpo del cane. E non ci vuole un anatomista per arrivarci. Indubbiamente, se ragioniamo in proporzione – ed eliminiamo per un attimo Dwayne “The Rock” Johnson dal nostro campione- i cani hanno più massa muscolare degli umani a livello del collo (e comunque dipende dalle razze, non di umani, di cani).

Dwayne Johnson Donates $1,500 To Save An Abandoned Puppy
Come si può apprezzare da questa immagine, l’intero cane è grosso come il collo di Dwayne Johnson

E’ però un fatto, ormai da tempo assodato, che nel collo passano un serie di strutture anatomiche (arteria carotide, vena giugulare, trachea, esofago, tratto cervicale della colonna vertebrale) che, se lese, possono indurre danni permanenti o addirittura portare a morte in breve tempo. In nessun’altra zona corporea di un mammifero troveremo così tante strutture vitali facilmente raggiungibili dall’esterno, come nel collo. Vi è effettivamente un motivo se molti predatori puntano al collo per uccidere la propria preda, o se nelle interazioni aggressive di molti canidi il collo è il punto sui cu tutti vogliono appoggiare le proprie fauci. D’altro canto, il cappio per l’impiccagione, stretto intorno alla caviglia o al busto tipo pettorina, non avrebbe lo stesso effetto che si ottiene con la classica applicazione al collo.

Ora, non è che dobbiamo impiccarli, ma solo dargli qualche strattone per fargli capire chi comanda!!!

A prescindere dal fatto che il soffocamento viene ancora utilizzato come tecnica di addestramento –come in questa abominevole puntata di The Dog Whisperer

Puntata di The Dog Whisperer rinominata: “Mamma mia se te vedo in giro….”

o come in questo case report https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S155878781300004X -, anche uno strattone somministrato con il più benevolo degli animi o una minima tensione applicata in maniera costante possono portare a danni anatomici importanti a livello di tiroide, laringe, esofago, trachea, innervazione vagale, muscolatura del collo.  E non lo dico io, lo dice la scienza.

Practical Training - Wolf Pack Dog Training
Effetto della blanda tensione di un collare non a strozzo sulle strutture anatomiche del collo.

https://nottingham-repository.worktribe.com/output/4329816/canine-collars-an-investigation-of-collar-type-and-the-forces-applied-to-a-simulated-neck-model

Un’altra cosa che non dico io, ma dice la scienza – https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1558787817300357 -, è che la punizione è meno efficace del rinforzo nel modificare un determinato comportamento. Vale a dire che focalizzandovi sul punire un comportamento indesiderato non otterrete gli stessi risultati che focalizzandovi sul premiare il comportamento desiderato. Le ragioni sono piuttosto chiare.

Perché non utilizzare un modello educativo o riabilitativo basato sulla punizione…

Primo, state generando un’emozione negativa, pertanto il vostro cane sarà meno disposto e meno entusiasta di interagire con voi. Come se una madre dicesse al proprio figlio “Vieni qua bello di mamma, che sennò ti piglio a ceffoni!!!” piuttosto che “Vieni qua bello di mamma, che ho una sorpresa per te!”. So che non è necessario, ma lo dico per sicurezza: la sorpresa in questo caso non può essere un ceffone. Onestamente, da proprietario, credo che solo il fatto di generare un’emozione negativa nel nostro cane dovrebbe farci desistere dall’utilizzare un modello educativo punitivo.

Secondo, non è affatto scontato che il motivo per cui state punendo il cane venga effettivamente da questi compreso. Non potendo spiegargli verbalmente il motivo per il quale lo stiamo punendo, sono le tempistiche della punizione a giocare un ruolo essenziale. Ma per quanto si possa essere tecnici, non saremo “mai” nella testa di un cane e pertanto è estremamente plausibile che il cane possa associare la punizione ad un altro comportamento o, ancor peggio, non riuscire ad associarla a niente. E’ un po’ come se la stessa madre di prima andasse da suo figlio, così, a caso, ogni tanto, e gli tirasse un sonoro ceffone. Il povero bimbo inizierebbe a vivere in un costante terrore. Ed è esattamente quello che succede con molti e altrettanto poveri cani.

Terzo, nella migliore delle ipotesi con la punizione riusciamo a far capire al cane cosa NON deve fare, ma non sarebbe più facile fargli capire direttamente cosa vogliamo che faccia?!!! Ovviamente SI. Sarebbe più facile, più rapido, più efficace e più divertente per entrambi!!! E indovinate un po’? Si fa premiando (o per i più tecnici rinforzando) il comportamento desiderato.

In conclusione, diffidate di salumieri e “professionisti” del settore cinofilo che vi propongono il guinzaglio a strozzo, e per generalizzazione, un modello educativo o riabilitativo basato sulla punizione. Diffidate soprattutto di chi vi dice che il “guinzaglio a strozzo non strozza”. Perché se c’è una cosa che il guinzaglio a strozzo fa bene, è strozzare. Lo so…sembra assurdo, ma è proprio così!!! Tra l’altro una tale affermazione non indica solo una pressoché totale ignoranza della materia che si sta trattando, ma suggerisce anche un certo grado di analfabetizzazione o una dislessia o un deficit di comprensione del testo o forse solo un bassissimo quoziente intellettivo. Tali soggetti non arrecano un danno fisico e psico-emotivo solo al cane, ma anche al proprietario, che si ritrova a spendere molti più soldi di quanto avrebbe potuto, per raggiungere risultati inferiori e avere un cane che, nella migliore delle ipotesi, ha paura di lui.

Napoleon Crossing the Alps - Wikipedia

Ora, giusto per capire se il messaggio è passato, di che colore era il cavallo bianco di Napoleone?

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